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Tra cultura del progetto, eco-design e innovazione digitale, Daema incontra gli studenti del corso Tessile Moda dell’ITIS Paleocapa di Bergamo per invitare a immaginare una nuova estetica della responsabilità.

Dal filo al futuro: come Daema dialoga con le nuove generazioni per ripensare la moda in chiave circolare

Un incontro che diventa consapevolezza e visione: Daema dialoga con gli studenti dell’ITIS Paleocapa di Bergamo per far esplorare il futuro della moda sostenibile e della filiera tessile. Insieme ai partner SAIT, azienda software con sede a Erbusco, l'australiana The Woolmark Company e Confindustria Bergamo, l’evento ha offerto un confronto diretto con i ragazzi sui temi dell’innovazione, della tracciabilità e della progettazione circolare. Tra i contenuti emersi, anche il ruolo del Passaporto Digitale di Prodotto e il case history della borsa Tombolo New Life, simbolo di una nuova cultura del progetto.

Quando il futuro prende forma

Ci sono momenti in cui la moda si rivela nella sua dimensione più autentica: non solo espressione estetica, ma linguaggio culturale, visione, responsabilità.

È in questo spazio che ha preso vita “Dal filo al futuro: come nasce e si trasforma un capo di abbigliamento”, l’incontro promosso da Daema, con la partecipazione di The Woolmark Company, l’azienda di software Sait e Confindustria Bergamo, il 31 marzo presso l’Istituto Tecnico Industriale “P. Paleocapa” di Bergamo. Un dialogo aperto con gli studenti del corso Tessile Moda, dove la moda sostenibile e la filiera tessile, attenta alla compliance dettata dalle nuove norme europee, diventano materia viva, terreno di confronto e progettualità condivisa.

La trasmissione del sapere come atto creativo

In un contesto in cui il lusso evolve verso una nuova consapevolezza, amplificata anche dalle recenti normative europee1, la trasmissione del sapere si trasforma in un gesto creativo consapevole.

Gli studenti hanno accolto i contenuti con uno sguardo attento e partecipativo, restituendo una visione già matura dell’economia circolare. Le sperimentazioni proposte dai docenti e svolte in classe come parte della didattica di indirizzo – dalle tinture naturali alla ricerca sui materiali, fino alla tessitura manuale – sono reinterpretate dagli studenti con entusiasmo e autentico spirito di scoperta e raccontano una generazione capace di coniugare tecnica e sensibilità.

«Il dialogo con i giovani apre prospettive inaspettate, spesso più libere da schemi prestabiliti», osserva Daniela Manzoni, CEO & Co-Founder di Daema: «È in questo scambio che si riconosce una nuova grammatica della moda, che i giovani sono pronti a cogliere e declinare secondo la loro visione del futuro».

La filiera come racconto di valore

Nel panorama contemporaneo, ogni creazione nasce da una filiera che è, prima di tutto, narrazione.

Dalla selezione della materia prima – come nella proposta di Daema, che privilegia le fibre naturali – in particolare la pregiata lana merino dalle molteplici qualità, approfondite durante l’incontro con gli studenti da Marco Rodigari, Education di The Woolmark Company – fino alla realizzazione del capo, ogni fase si configura come espressione di una scelta consapevole. Un percorso progettuale orientato a concepire creazioni capaci di evolvere nel tempo, destinate, al termine del loro primo ciclo di vita, a trasformarsi in nuovi oggetti, estendendone così il valore e la durata. La filiera tessile sostenibile si afferma così come un codice culturale, capace di restituire profondità al prodotto.

È proprio attraverso esempi concreti che questa visione prende forma. Come nel caso della borsa Tombolo New Life, un progetto emblematico di Daema che incarna i principi della progettazione circolare: realizzata a partire dalla rigenerazione del tessuto dell’abito Petalo della collezione Daema, la borsa diventa simbolo di continuità e trasformazione.

Un oggetto che non nasce semplicemente da una materia, ma da una storia che evolve. Il tessuto, ripensato e reinterpretato, attraversa una nuova vita, dimostrando come il design possa estendere il ciclo esistenziale di un prodotto, nella fase pre-consumo, non solo senza comprometterne il valore estetico, ma addirittura esaltando tale valore.

A rendere possibile questa visione è l’integrazione della tecnologia RFID in ogni capo Daema: un’etichetta intelligente che assegna a ogni prodotto un’identità unica e ne permette la tracciabilità, garantendone autenticità e storia nel tempo.

Approfondita da SAIT durante l’incontro con gli studenti, grazie agli interventi di Giovanni Castaldo, Sales & Marketing Director, e Nicola Buffoni, Software Development Manager, questa tecnologia si traduce, nel linguaggio del lusso contemporaneo, in autenticità, tracciabilità e valore duraturo.

Il nuovo linguaggio della trasparenza: il Passaporto Digitale di Prodotto

Nel prodotto abbigliamento contemporaneo, la componente tecnologica diventa, così, parte integrante del progetto: un elemento abilitante che arricchisce il capo di nuove funzioni, significati e livelli di lettura.

È in questo scenario che il Passaporto Digitale di Prodotto2 si afferma come una delle espressioni più avanzate della trasparenza, in ottica anche di rispetto delle regole, nella moda sostenibile. Non solo tecnologia, ma archivio narrativo: un sistema che rende accessibile l’intero percorso del prodotto, dalla sua origine alla sua evoluzione, in ottica new life.

Un tema approfondito da Monica Meloncelli, Dipartimento Ambiente di Confindustria Bergamo, che ne ha delineato il ruolo strategico nel ridefinire il dialogo tra innovazione, responsabilità e valore.

Attraverso il passaporto digitale, ogni creazione diventa tracciabile e interpretabile, restituendo centralità alla filiera e consapevolezza al consumatore.

In dialogo con tecnologie come la blockchain, questo strumento apre, di nuovo, a una nuova relazione tra autenticità e innovazione, in cui il valore non è più solo percepito, ma dimostrabile.

Oltre il prodotto: una visione culturale

Per Daema, ogni incontro con gli studenti e le nuove generazioni rappresenta un opportunità che va oltre la dimensione formativa. È un investimento nella costruzione di una cultura della moda fondata sulla responsabilità.

In questa prospettiva, il capo di abbigliamento non è più un punto di arrivo, ma parte di un processo più ampio. Un sistema in cui ogni scelta – dalla materia alla progettazione, dal fine vita al riuso – contribuisce a definire un’estetica della consapevolezza.

Per approfondire l’approccio di Daema alla sostenibilità e alla filiera tessile, è possibile consultare la Guida alla Sostenibilità di Daema.

Le nuove generazioni come interpreti del cambiamento

Nel dialogo con gli studenti si è delineato con chiarezza il profilo della moda che verrà: aperta, sensibile, capace di integrare innovazione e valori.

Le nuove generazioni non sono più semplici osservatori, ma protagonisti attivi di una trasformazione già in atto. Giovani tecnici e progettisti che, attraverso il loro lavoro, iniziano a riscrivere i codici della moda contemporanea.

E forse è proprio in questo scambio – tra esperienza e visione, tra memoria e possibilità – che il futuro prende davvero forma.

Rassegna stampa sull’evento Daema all’ITIS Paleocapa

Il dialogo continua anche oltre l’incontro: scopri come i media hanno raccontato l’iniziativa dedicata alla moda sostenibile e alla filiera tessile.


NOTE:

1 In particolare il Regolamento (UE) 2024/1781 sull’eco-design dei prodotti sostenibili e il principio di responsabilità estesa del produttore (EPR) sancito dalla Direttiva 2008/98/CE e dalla normativa settoriale collegata.

2 Il Digital Product Passport rientra nel quadro normativo europeo dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) e sarà progressivamente introdotto anche nel settore tessile nei prossimi anni. L’adozione per i prodotti moda è attesa indicativamente a partire dal 2026–2027, con l’obiettivo di garantire trasparenza, tracciabilità e circolarità lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

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