La lana è da sempre considerata una fibra positiva per l’ambiente e con molti pregi, quali essere 100% naturale, rinnovabile e biodegradabile. Ma la lana è anche termoregolante, di facile manutenzione e si presta ad essere riparata e utilizzata anno dopo anno.

L’accresciuta attenzione del consumatore nei riguardi dei cambiamenti climatici e il desiderio di una completa trasparenza ha sollecitato ogni brand a ripensare al suo approccio al business e ad adottare buone pratiche di gestione e produzione. Ciò include la scelta dei materiali – le fibre selezionate per confezionare prodotti tessili – e il modo in cui essi sono prodotti.

Lana: autentica fibra ecologica

Il cotone e le fibre sintetiche sono le fibre più ampiamente usate e prodotte a livello globale. Nonostante non siano in grado di garantire le performance, la riparabilità e le credenziali benefiche per l’ambiente della lana. La lana offre l’opportunità di creare prodotti di alta qualità, duraturi, confortevoli e belli creati con attenzione per il territorio e per la biodiversità.

La lana partecipa al ciclo naturale del carbonio

Molti tessuti e fibre sono carbon-base, ma solo alcune di essi, come nel caso della lana, sono fatte da carbonio rinnovabile in atmosfera. Quando compostata, la lana agisce come un fertilizzante rilasciando nel terreno nutrienti di valore e carbonio.

Volendo fare un paragone, il carbonio nella maggior parte dell’abbigliamento in fibre sintetiche, quali poliestere e acrilico, è estratto da giacimenti fossili, contenenti carbonio immagazzinato da milioni di anni.

Ma la lana può giocare un ruolo positivo nella segregazione e nell’immagazzinamento di carbonio mediante l’uso di pratiche di allevamento rigenerative.

The Woolmark Company (ndR la nota associazione mondiale dei produttori di lana con sede in Australia) è costantemente all’opera per valutare nuovi metodi per la riduzione dell’impatto del carbonio da parte dell’industria della lana.

Lana e gas serra

Sono molti i modi in cui l’industria della lana affronta la gestione e la riduzione del gas serra prodotto dagli allevamenti di pecore (GHG). In Australia, dove è prodotto più del 90% dell’abbigliamento mondiale in pregiata lana, è in corso una interessante ricerca per meglio comprendere e contenere il fenomeno del metano. A livello degli allevamenti, le emissioni possono essere contrastate mediante un cambio nelle specie allevate, migliorando le pratiche di gestione del suolo per aumentare le riserve di carbonio e attraverso la piantumazione.

La Valutazione del Ciclo di Vita della lana

L’industria della moda si affida in maniera sempre crescente alla Valutazione del Ciclo di Vita (LCA) per stabilire l’impatto sull’ambiente generato dall’abbigliamento. Anche se, va detto, l’LCA è una scienza giovane e ancora in evoluzione.

I metodi attuali dell’LCA mettono in buona luce le fibre non-rinnovabili (sintetiche) che in graduatoria risultano in posizione addirittura migliore rispetto alle fibre rinnovabili (naturali).

Le fibre naturali come la lana e il cotone sono prodotte in fattorie dove le risorse impiegate per produrre la fibra – terreno, acqua e energia – come anche i rifiuti immessi in acqua e nell’aria possono essere facilmente misurati e tenuti in debita considerazione ai fini della Valutazione del Ciclo di Vita. Con riferimento invece alle fibre sintetiche, il petrolio del quale sono fatte non ha un’impatto misurabile in quanto il largo consumo di foreste, di terre e le emissioni di gas da allevamento necessari per la produzione del petrolio sono risalenti nel tempo. Nell’ambito del sistema di misurazione delle fibre tessili, questa circostanza svantaggia sensibilmente le fibre rinnovabili rispetto a quelle non rinnovabili.

Guardando ancora al ciclo di vita, la lana mostra i propri punti di forza anche durante l’uso dei capi di vestiario e a fine vita. I consumatori lavano i vestiti in lana meno frequentemente rispetto ad altri tipi di fibre, con un risparmio di acqua, energia e detergenti impiegati per il lavaggio. Indagini mostrano che i consumatori sono più propensi a donare capi di abbigliamento in lana, dal momento che può essere riutilizzata o riciclata per creare nuovo filato e nuovi tessuti. Alla fine, la fibra esausta biodegrada, rilasciando nel suolo che li può riutilizzare i suoi nutrienti. Questi punti di forza della lana durante l’uso e alla fine del suo ciclo di vita non sono ancora presi in considerazione nell’ambito della classifica LCA.

La lana nell’economia circolare

La lana, per natura, è una fibra circolare che può aiutare i marchi della moda a introdurre più facilmente lo sviluppo di prodotti circolari. Molti brand e designer si stanno chiedendo come possono operare una transizione verso modelli di business circolari e creare prodotti circolari pur generando profitto.

Nel rapporto Material Circularity Indicator della Ellen MacArthur Foundation, la lana ottiene il massimo dei punteggi. Essendo rinnovabile, riciclabile e vantando un tempo lungo di utilizzo, la lana e i prodotti in lana hanno un significativo impatto positivo per tutta la durata del loro ciclo di vita”.

La lana non contribuisce all’inquinamento da microplastiche

In quanto fibra naturale, la lana non rilascia microplastiche che impattano negativamente sulla salute dei nostri oceani. Studi scientifici mostrano che la lana è biodegradabile al 100% sia in ambiente solido che marino.

Il futuro positivo della lana

The Woolmark Company sostiene il movimento per un’industria della moda più positiva. Questo obiettivo è raggiunto attraverso lo sviluppo attivo e la promozione di un uso più pulito e più responsabile della lana, generando fiducia e fornendo prove scientifiche ai propri partner che dimostrino che la lana rimane la scelta migliore dal punto di vista dell’ambiente nella produzione del settore abbigliamento.

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