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Intervista a Daniela Manzoni, CEO & Co-Founder di Daema

Il mio abbigliamento sporty-chic, naturale, performante e circolare

Lei è una giurista d’impresa che un bel giorno sterza verso la moda, creando tenute da tennis e da golf all’insegna del lusso. Una scelta originale? Non quanto l’idea di utilizzare la lana merino come ingrediente principe. Anche nei modelli estivi. Sensibile ai temi ambientali, Daniela Manzoni - imprenditrice, mamma di tre figli, appassionata tennista - abbraccia col suo progetto Daema anche il trend del momento: l’upcycling.

Partiamo da quella che a prima vista sembra una scelta illogica: realizzare capi da tennis e da golf in lana.

“Sembra, ma non lo è assolutamente. Pensate agli abiti estivi degli uomini d’affari o alle tuniche delle popolazioni del deserto, non sono forse di lana? Il merino (tengo a precisare, non tutte le lane, ma solo la lana merino) è estremamente performante. Per le proprietà naturali della sua fibra, possiede caratteristiche tecniche decisamente interessanti per l’ambito sportivo:  è traspirante, termoregolatore, antibatterico, anallergico, easy-care, oltre che naturale e biodegradabile; insomma, io lo definisco il detox del tessile. Proveniente da una fonte rinnovabile, ci salva dai derivati del petrolio che nell’abbigliamento sportivo sono utilizzati a profusione. Inoltre il suo impiego in alcuni sport, come l’outdoor e il mountains, ma anche la vela, è già ampiamente sperimentato. Ovviamente le collezioni Daema si servono del jersey di lana merino in grammature diverse a seconda della stagione”.

Quindi tutto ruota attorno a un concetto di naturalità?

“Il fil rouge di Daema è la ricerca del bello e del buono. I modelli, rigorosamente prodotti in Italia, sono sofisticati, originali, sartoriali e anche responsabili, perché vanno in direzione dell’economia circolare. Detesto lo spreco tessile e il consumismo insensato, per questa ragione la vita dei nostri capi non si conclude nelle discariche, quando dismessi li recuperiamo e li valorizziamo, trasformandoli in accessori molto esclusivi, attraverso rielaborazioni modellistiche originali e accoppiatura dei tessuti”.

Facciamo un passo indietro, qual è stata la molla che l’ha spinta a creare Daema?

“Il mio bisogno personale di indossare abiti realizzati con fibre naturali durante la pratica del tennis e la constatazione sconfortante che il mercato ne fosse quasi del tutto sprovvisto. Mi si è accesa la famosa lampadina e ho cominciato a informarmi, a confrontarmi e a sintonizzarmi sulle preferenze e le esigenze di amiche tenniste e golfiste. Mi sono presto resa conto che tante sportive sentivano il mio stesso bisogno di indossare capi naturali e dallo stile più ricercato. L’idea di partenza era il cotone, poi mi sono imbattuta nel merino e nel suo distretto produttivo italiano: Biella. Mi si è aperto un mondo di fascino ed eccellenze in cui è stato un privilegio immergermi. Era l’aprile del 2018, due anni dopo il progetto era già concretizzato”.

Ma la moda, in realtà, non era una sconosciuta per lei

“Ho lavorato nell’industria siderurgica e poi in quella del beauty, ma le mie prime esperienze professionali le ho fatte durante gli anni universitari nell’impresa di famiglia: a fianco delle addette agli acquisti e come responsabile alla vendita nei negozi di papà, imprenditore visionario e di grande gusto estetico nell’ambito dell’abbigliamento donna e bambino. Avevamo parecchie vetrine a Bergamo, la nostra città. La mia prediletta era Babù, una boutique di abbigliamento per bambini, che negli anni Ottanta proponeva le prime griffe in taglie mini”.

Daniela Manzoni, CEO & Co-Founder di Daema

Come definirebbe lo stile Daema?

“Femminile, ricercato, contemporaneo, con lo stile Italiano nel proprio DNA”.

Di quanti modelli si compone la linea?

“Sono una decina: c’è l’abitino smanicato, i coordinati polo e bermuda o canotta e gonnellina, più una gamma di accessori a corredo: calzini, polsino e fascia. In tutti è chiaro il mood sporty-chic e il ricorso a modellistiche speciali, studiate da me direttamente e dalla nostra designer insieme ad una nota consulente d’immagine milanese. Le forme soddisfano infatti esigenze di fisicità diverse e sono studiati per esaltare i punti di forza e la femminilità di ogni donna, che all’interno della collezione potrà trovare il suo capo perfetto. Quello insostituibile, che la orienterà verso la prassi virtuosa del compro meno ma meglio, riducendo gli sprechi. La scelta cromatica esalta la purezza dell’off-white a cui man mano accosteremo altre tonalità calde”.

Ha una musa ispiratrice in questo percorso?

“Non una, tante. Daema è pensata per le donne impegnate, affermate, che tra lavoro e famiglia riescono a ritagliarsi del tempo per lo sport e per le proprie passioni. Senza perdere di vista la cura del pianeta”.

Il capo simbolo?

“Il Tulip, un completo composto da top smanicato con scollo a goccia e gonnellina costruita da petali sovrapposti di cotone spalmato”.

Quello che ha scelto per lei?

“Proprio il Tulip. E’ super-chic. In campo è molto scenografico, perché i petali si scompongono accompagnando il movimento del corpo durante il gioco”.

Dove è prodotta Daema?

“La produzione è totalmente italiana a partire dal tessuto biellese fino alla confezione, affidata a laboratori artigianali che assicurano uno standard qualitativo ineccepibile e consentono di fare quantitativi minimi per un business di nicchia come il nostro”.

Dove si acquista Daema?

“Dove le nostre clienti desiderano: a casa loro, presso il proprio club sportivo, oppure nel proprio hotel o luxury resort, se sono in viaggio in Italia, per motivi di lavoro o per diletto. Così che la cliente possa vivere un’esperienza di shopping piena, appagante ed esclusiva. Ma anche in alcune selezionatissime boutique. E, infine, naturalmente online, ma esclusivamente presso il nostro negozio daema.it”.

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